Archivio di ottobre 2016

LA CRISI che i partiti socialisti attraversano in tutta Europa, raccontata venerdì su Repubblica, è passeggera o segnala la fine di un ciclo storico? Non dovremmo stupirci se questa seconda ipotesi si avverasse. In fondo anche i partiti cristiano-democratici, un tempo dominanti nel cuore dell’Europa, si sono ora ridotti a poca cosa. Solo in Germania, grazie ad una virata in senso conservatore operata già alla fine degli anni Settanta, resiste ancora un partito di antiche radici confessionali, la Cdu di Angela Merkel. Questo partito ha mantenuto, e persino accresciuto in alcune fasi, il suo peso perché ha diluito il connotato religioso ormai incapace di convogliare consensi di massa ma, allo stesso tempo, non ha abbandonato i suoi referenti sociali privilegiati, agricoltori, lavoratori autonomi e piccola borghesia. Se un fattore identitario, come quello religioso, scoloriva, in compenso rimanevano saldi i riferimenti sociali, e i loro interessi venivano difesi senza esitazioni. Leggi il resto di questo articolo »

La degenerazione della democrazia mercantile provoca necessariamente la corruzione dell*istituzione. La missione ufficiale del sistema educativo è quella di fabbricare ingranaggi ben oliati per una megamacchina folle. Senza parlare delle business school. In esse si insegna che l’avidità è cosa buona e i giovani vengono formati per diventare dei killer. Ed è anche propedeutica alla banalità del male. La parcellizzazione dei saperi e la sostituzione della competenza professionale alla ricerca del bene comune come valore supremo rendono di fatto impossibile prendere coscienza delle conseguenze potenzialmente disastrose dell’azione c cancellano la responsabilità dell’attore, ridotto alla condizione di esecutore. E’ così che nelle imprese i manager realizzano gli obbiettivi imposti dagli azionisti, mentre al termine della catena gli operai si suicidano o vengono licenziati. E così che nelle amministrazioni i funzionari coscienziosi “fanno economie”, espellendo i lavoratori immigrati, cancellando i disoccupati dalle liste dei sussidi, ecc. In questo modo si provocano drammi umani di cui è responsabile il sistema ma di cui nessuno è colpevole.

Serge Latouche, economista e filosofo francese, in Come si esce dalla società dei consumi, 2010

 

vedi: Una rivoluzione culturale per salvare l’umanità

vedi: Facciamo economia.  Come costruire una nuova società dell'abbondanza.

Il mondo non è degli economisti

Il 30 settembre scorso, Raniero La Valle è intervenuto al meeting “Loppiano-Lab” dei Focolarini a Loppiano (FI).

Cari Amici,
poiché parlo a una grande riunione di persone la cui motivazione più profonda è che “l’uomo non vive di solo pane”, sento prima di tutto il bisogno di dirvi la ragione per la quale a 85 anni corro l’Italia per sostenere il NO al referendum, quando i giovani di oggi sono disperati per tanti altri motivi.
(…….)
Dunque c’è una questione di verità col potere e c’è una questione di verità col referendum. Ognuno ne parla a suo modo e tutti lo fanno come se parlassero di oggetti diversi; per gli uni è la fine di Renzi, per altri ne è il principio; per gli uni abolisce il Senato, per altri abolisce i senatori; per gli uni favorisce le autonomie, per altri le nega; ed essendo un oggetto misterioso, non si sa nemmeno perché si vota il 4 dicembre con la neve e non si vota invece il 4 ottobre con la brezza autunnale.  Leggi il resto di questo articolo »

Lucio Anneo Seneca 4 a.C.- 65 d.C.

La responsabilità, il male, la felicità. E i luoghi comuni da rovesciare. Così la lingua tagliente del filosofo mostra che siamo membra di un unico corpo

Riappropiarci di ciò che siamo: non è facile restare noi stessi quando intorno tutto cambia vorticosamente, eliminando punti di riferimento o appigli. Viene quasi da pensare che non esista qualcosa di autenticamente nostro, che possiamo chiamare legittimamente «io», perché siamo il prodotto delle interazioni sociali, il risultato della combinazione casuale degli eventi fortuiti che ci capitano. Nel mondo antico lo stoicismo è il movimento che più decisamente si è opposto a queste idee: possiamo decidere di non ascoltarla, ma dentro ciascuno c’è una coscienza morale, che parla. Siamo noi. Leggi il resto di questo articolo »

Arriva in libreria “Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi)”, dello storico Aldo Giannuli, edito da Ponte alle Grazie. Ne anticipiamo uno stralcio.

La loggia P2 ebbe carattere elitario, orientato a un controllo indiretto e occulto del potere. Aveva il suo “nucleo traente” nel “partito toscano” alleato al partito romano, con l’obiettivo di dar vita a un “terzo polo” bancario che consentisse l’accesso al “salotto buono della finanza”. La P2 realizzò una innovazione di metodo basata sulla “politica di relazione”. Per più versi differente è il renzismo, ma con punti di contatto. Leggi il resto di questo articolo »

A proposito dell’editoriale di Scalfari di domenica scorsa: “In democrazia sono pochi al volante e molti i passeggeri.” L’oligarchia scalfariana.

Eugenio Scalfari è persona tenace e combattiva e non molla nella sua battaglia per l’oligarchia, ai suoi occhi realistica espressione della democrazia. Ma in tutti i dizionari, enciclopedie e saggi di scienze politiche e costituzionali l’oligarchia viene duramente condannata: l’oligarchia, cioè il governo dei pochi è il contrario della democrazia che è il governo del popolo, cioè di tutti i cittadini, come si legge anche nella Costituzione italiana. Questa tesi Scalfari l’aveva già espressa nel suo editoriale di domenica 2 ottobre e l’ha ribadita domenica scorsa 9 ottobre con un editoriale dal titolo “In democrazia sono pochi al volante e molti i passeggeri.” Leggi il resto di questo articolo »

Si deve dunque ritenere che esistano sei forme di governo, cioè le tre che tutti ammettono, e che abbiamo elencato [monarchia, aristocrazia, democrazia ], e tre simili a queste, cioè la tirannide, l’oligarchia, l’oclocrazia. In modo spontaneo e naturale sorge prima di ogni altra forma la monarchia, dalla quale deriva poi, in seguito a opportune correzioni e cambiamenti, il regno. Quando questo incorre nei difetti connaturati a sé e diventa tirannide, viene abolito e al suo posto subentra l’aristocrazia. Quando, in base a un processo naturale, essa degenera in oligarchia e il popolo, indignato, punisce l’ingiustizia di chi comanda, sorge la democrazia. Quando questa a sua volta diventa colpevole di illegalità e violenze, con il trascorrere del tempo si forma l’oclocrazia*.

Polibio (200- 118 a.C.) storico greco, da Storie VI,4,6-10

* populismo demagogico

 

vedi:  Potere concentrato e potere diffuso

Un posto al volante solo per chi vota Sì

La parabola della democrazia dei partiti

Pensiero Urgente n.274)


“L’OLIGARCHIA è la sola forma di democrazia, altre non ce ne sono, salvo la cosiddetta democrazia diretta, quella che si esprime attraverso il referendum ” . Eugenio Scalfari, che scriveva queste parole nell’editoriale di domenica scorsa, ci stimola con la sua lapidaria catalogazione a chiederci se questa riproposizine di Robert Michels sia utile a capire ( e soprattutto a gestire) la forma di governo nella quale viviamo, il governo rappresentativo. Un governo che agli elitisti antidemocratici del primo Novecento sembrava null’altro che un’astuta riedizione dell’oligarchia appunto, con le masse illuse che bastasse votare per vivere in democrazia. Leggi il resto di questo articolo »

Ma i muri maestri  ci sono: e sono muri che reggeranno perché il popolo italiano li ha cementati colle sue lacrime e col suo sangue. È vero che una Costituzione non basta da sé sola a difendere la libertà e a dare impulso al progresso sociale, se non è animata dalla coscienza politica e dalla volontà del popolo; ma è anche vero che le norme di una Costituzione democratica come è quella della Repubblica italiana possono avere un’efficacia educativa e quasi si direbbe pedagogica, che può servire di stimolo e di guida alle forze politiche. Sotto questo aspetto possono considerarsi con fiducia anche quelle disposizioni della Costituzione che hanno, come si è detto, carattere puramente tendenziale: se il popolo italiano saprà servirsene, questa sarà una Costituzione dinamica che potrà condurlo senza bruschi trapassi, per le vie della legalità, verso quella società più giusta che molte di queste disposizioni lasciano sperare: una Costituzione che, se il popolo saprà civilmente volere, potrà accompagnarlo, senza rinunciare alla libertà, verso la giustizia sociale.

Piero Calamandrei, in Introduzione storica alla Costituente, 1950

 

vedi:  Il senso di Calamandrei per la religione civile

L’insegnamento civile di Calamandrei, ancora così attuale

Quelle passioni meschine che avvelenano la politica


Referendum

L’elemento più sfuggente dei ragionamenti che da mesi imprigionano il discorso pubblico è il merito del referendum su cui ci esprimeremo il 4 dicembre prossimo. Quasi come se i contenuti del quesito siano secondari dinanzi all’urgenza di una riforma indispensabile per far uscire il Paese dalla “crisi organica” che lo fa galleggiare da decenni in un mesto e stagnante orizzonte, che condanna l’Italia a una dimensione periferica nel processo decisionale dell’Unione europea. Leggi il resto di questo articolo »

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