Archivio di agosto 2015

L’EUROPA è un continente rimasto senza idee»: a lanciare l’allarme sul Financial Times è stato Edmund Phelps, Nobel per l’economia. Nel braccio di ferro sulle misure di austerità che hanno messo alla gogna la Grecia (e domani altri Paesi), la parola “creatività” non ricorre mai. La stagnazione delle economie nazionali, il Pil che da anni, quando va bene, sale (come in Italia) di qualche misero decimale: in questo gioco al massacro entrano le borse, i mercati, la troika, l’invadenza tedesca, le influenze americane o asiatiche. Ma che vi sia un qualche rapporto fra creatività ed economia non viene mai in mente. Secondo Phelps, «gli italiani trovano del tutto accettabile che la loro economia sia quasi del tutto priva di innovazioni autoctone da vent’anni, e sia capace solo di reagire alle forze del mercato globale, come se una nazione non avesse bisogno di dinamismo per essere felice». Leggi il resto di questo articolo »

Che fare. Tra nuove schiavitù e sfruttamento intellettuale

Per scegliere come agire conviene partire dalla conoscenza dei dati di fatto. Eccone alcuni, a mio avviso rilevanti:
a) Sta tornando, anche nel cuore di società ricche, la schiavitù; secondo una stima della Cgil in tale condizione si trovano (ma le stime sono riferite a ciò che è visibile, non al sommerso) già 400.000 esseri umani, in larga parte extracomunitari; il “profitto” se ne giova enormemente.
b) Strettamente connesso è il potere incontrastato dei grandi e meno grandi centri mafiosi equamente diffusi nel pianeta. (Con la vittoria della “libertà” a Mosca, anche Mosca è diventato un epicentro mafioso). Le banche riciclano indisturbate il “denaro sporco”, di cui droga, prostituzione, caporalato, ecc. sono l’alimento. Così l’intreccio tra capitale finanziario e malavita si è compiuto. Nella totale passività e complicità dei poteri politici. Leggi il resto di questo articolo »

Il 27 agosto del 1880 muore suicida a Catanzaro RAFFAELE PICCOLI (61 anni) patriota, rivoluzionario italiano e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Piccoli nacque a Castagna ( Catanzaro) e la sua innata ansia e la sua vivace intelligenza spinsero suo padre a mandarlo “dai monaci” per studiare. Così passò i primi anni della sua adolescenza nel convento di Scigliano (Cosenza) dove studiò lettere e filosofia. Dopo il completamento degli studi si avvicinò al pensiero di MAZZINI. Leggi il resto di questo articolo »

Il 23 agosto 1923 muore ad Argenta (FE) ucciso a bastonate da parte di squadristi fascisti don GIOVANNI MINZONI (38 anni) presbitero e Antifascista.

Nato a Ravenna da famiglia della media borghesia don Minzoni studiò in seminario dal 1897 al 1909 (anni nei quali si erano diffuse le tendenze democratico-cristiane, e intensificate, specie in Romagna, le lotte contadine) e viene ordinato sacerdote nel 1909. Durante gli studi entra in contatto con don ROMOLO MURRI (1870- 1944) subendo il fascino del Modernismo teologico e avvicinandosi al movimento democratico cristiano. Quando Murri nel 1909 fu colpito dalla scomunica, comminatagli da Pio X don Minzoni visse un forte turbamento per la perdita di un importante punto di riferimento negli anni della sua formazione religiosa e culturale. Leggi il resto di questo articolo »

La mafia è il segno del fallimento dello Stato, anzi è la crescita di uno stato illegale dentro lo Stato legale. I due organismi vivono utilizzando gli stessi apparati: respirano la stessa aria, sono irrorati dallo stesso sangue. Vivono in simbiosi, insomma, tanto che la morte dell’uno sarebbe, stando così le cose, la morte dell’altro. Nessuna radioscopia vi permetterebbe di distinguerli l’uno dall’altro. Nello Stato legale si fa largo ricorso a espedienti illegali e nello stato illegale si fa largo uso di espedienti legali.

Ernesto Balducci, 1/9/ 1991,  in  Il Secolo XIX

 

vedi:  Mafia, l'altra faccia del potere

Corruzione rileggere Sciascia oggi

Speriamo di poter avere il coraggio di essere soli e l’ardimento di stare insieme, perché non serve a niente un dente senza bocca, o un dito senza mano.

Speriamo di poter essere disubbidienti, ogni qualvolta riceviamo ordini che umiliano la nostra coscienza o violano il nostro buon senso. Leggi il resto di questo articolo »

L’intervento a La Milanesiana torinese dello scrittore greco Petros Markaris “Viviamo in un mondo ossessionato dal denaro e dalla quantità”.

Qual è la maggiore mania del nostro tempo? Il denaro. La nostra vita ruota intorno al denaro. In Paesi come la Grecia, il denaro si identifica con il consumo. Nel Paesi dell’Europa centrale e settentrionale con l’investimento. In entrambi i casi la leva principale della società è il denaro. Il sistema che governa il mondo possiamo chiamarlo globalizzazione, neoliberismo, sudditanza dell’economia ai mercati: in ogni tutti e tre i casi il nucleo sta nella mania del denaro. Leggi il resto di questo articolo »


Hartmut Rosa. Il sociologo della “accelerazione sociale” spiega perché la velocità non migliora più la nostra vita ma è diventata una fonte di ansia. Intervista di Claudio Gallo

Hartmut Rosa, 50 anni fra due mesi, sociologo tedesco dell’università di Jena, è celebre per gli studi sui mutamenti sociali attraverso l’ «accelerazione sociale», come lui ha definito l’imperativo della velocità che pervade la società fin dalla modernità. Einaudi ha appena pubblicato il suo   Accelerazione e alienazione, per una teoria critica della tarda modernità (pp X-125, € 18).

 

Professor Rosa, oggi si ha la percezione che l’orologio giri sempre più in fretta, come spiega questo fenomeno?
«Naturalmente, il tempo dell’orologio è sempre lo stesso. La percezione dell’accelerazione è un fenomeno psicologico che però ha delle cause sociali. Mettiamola così: il fatto che sentiamo di avere poco o molto tempo dipende dalla relazione del tempo a nostra disposizione con il tempo richiesto dalla lista delle cose da fare. Il problema della nostra società è che questi due fattori coincidono sempre meno, per riuscire a fare tutto servirebbero 48 ore al giorno. Così manca il tempo e noi abbiamo l’impressione che l’orologio scorra più in fretta. Questa sensazione ha anche un’altra causa: quando abbiamo una giornata eccitante il tempo vola via, ma pensandoci alla sera sentiamo che è stata una giornata molto lunga e ricca. Al contrario, quando abbiamo una giornata noiosa, spesa magari in una sala di attesa, il tempo non passa mai. Tuttavia, quando andiamo a letto e ci ripensiamo sembra che la giornata sia stata corta, inconsistente. Questo si chiama il paradosso del tempo. Sentiamo che la giornata è stata lunga quando lascia molte tracce nella memoria. Nella vita della tarda modernità abbiamo perso la capacità di ”appropriarci” delle nostre esperienze, facciamo un mucchio di cose che non ci coinvolgono veramente, alla sera abbiamo dimenticato tutto. Così sentiamo che il tempo passa velocemente». Leggi il resto di questo articolo »

Dove il mercato è abbandonato alle proprie leggi interne, conosce unicamente riguardi per la cosa concreta, non per la persona, non conosce obblighi di fratellanza o di pietà, né alcuna delle spontanee relazioni umane che connotano le comunità personali.

M. Weber (1864- 1920), La comunità di mercato

 

vedi: Vivere in un mondo non di cittadini, ma di consumatori

Tentazioni, consumo, mercato e religione

L’Expo 2015 di Milano è la prima esposizione universale in cui le multinazionali sono trattate alla stessa stregua dei grandi Stati. Coca-Cola e McDonald’s, per esempio, hanno enormi spazi espositivi, proprio come Cina, Usa o Russia. Questa scelta ha scatenato la protesta ai molti cittadini, che naturalmente non c’entra nulla con le violenze squadriste dei black bloc. Essere considerate come Stati è per le multinazionali un enorme successo simbolico, ma è anche una scelta gravida di potenziali, enormi conseguenze. Leggi il resto di questo articolo »

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