Archivio di maggio 2013

La laicità, che nella stagione del Concilio sembrava aver recuperato all’interno della Chiesa cattolica nuovo slancio, attraversa oggi una situazione di stallo e persino di involuzione. Il ritorno del clericalismo in una forma piú sofisticata (ma non meno pericolosa) con il conseguente depotenziamento dell’autonomia laicale, la rinascita di tentazioni integraliste che finiscono per non rispettare l’ambito proprio della politica (e piú in generale di tutte le attività terrestri) e, infine, l’affermarsi di un fondamentalismo etico che pretende di imporre allo Stato le proprie posizioni in campo legislativo sono altrettanti indici del tentativo della Chiesa di invadere spazi che non le competono, mettendo perciò seriamente a rischio il riconoscimento e il rispetto della laicità

Ma come oggi si manifesta tale invadenza? Quali sono i campi nei quali la Chiesa (e in particolare quella italiana) sembra soprattutto esercitare la propria indebita ingerenza? La risposta a questi interrogativi meriterebbe un’ampia disamina della situazione, che non è possibile contenere nel breve spazio di un articolo. Ci limitiamo perciò a prendere in esame l’ambito della politica, dove tale ingerenza è apparsa piú evidente, al punto che vi è chi è giunto persino a parlare di ritorno a una forma di religione civile. Leggi il resto di questo articolo »

intervista a Michael Sandel*, a cura di Corrado Del Bò ed Eleonora Marchiafava

Basta che uno scambio di mercato sia libero e volontario perché nessuno possa opporvisi? Davvero  dobbiamo essere indifferenti rispetto al contenuto delle preferenze individuali, come il pensiero economico mainstream tende a ritenere? O ci sono beni che il denaro non deve poter comprare? E quali? Fino a che punto possiamo accettare che si spinga il potere del denaro? Quando, invece, abbiamo buone ragioni per evitare che un bene divenga merce? Quando, in breve, la morale deve dettare legge al mercato? A queste e altre domande prova a rispondere Michael Sandel, filosofo politico che insegna a Harvard, nel suo libro appena uscito per Feltrinelli Quello che i soldi non possono comprare (pp. 233, euro 22,00). Sono risposte che partono da esempi concreti: dalle celle più confortevoli per detenuti disposti a pagare un extra al bagarinaggio delle messe del papa, passando per il diritto di saltare le code (pagando, s’intende), la vendita di sangue, l’utero in affitto, i tatuaggi pubblicitari permanenti, l’esternalizzazione della guerra alle compagnie private, i futures sul terrorismo. E sono risposte che generano altri interrogativi, in una trama allo stesso tempo semplice e sofisticata che, alla fine, chiama il lettore a una pronuncia morale: è giusto che sia il denaro a decidere come distribuire un certo bene? Leggi il resto di questo articolo »

Come se fosse l’architettura dei poteri e una Costituzione difettosa, a impedire alla politica e ai partiti di ritrovare la decenza perduta, o a darsene una ex novo. Come se un capo di Stato eletto direttamente dal popolo, e più dominatore – è il farmaco offerto in questi giorni – servisse a curare mali che non vengono da fuori, ma tutti da dentro, dentro la coscienza dei partiti, dentro il loro rapporto con la cosa pubblica, con l’elettore, con la verità delle parole dette. De Gaulle in Francia concepì la Repubblica presidenziale per sormontare la guerra d’Algeria: aveva di fronte a sé un compito immane – la decolonizzazione – e alle spalle una classe politica incapace di decidere. Non aveva tuttavia uno Stato intimamente corroso come il nostro, in cui i cittadini credono sempre meno. La costituzione semi-monarchica nacque per adattarsi a lui – l’uomo che da solo era entrato in Resistenza, nel 1940 – non per servire un capopopolo stile Berlusconi, che non sopporta il laccio di leggi e costituzioni. Leggi il resto di questo articolo »

Il dolore. E la consolazione. Le persone grandi andandosene sembrano preoccuparsi di chi resta. Lasciano un vuoto, ma anche una traccia di speranza. Che sia quella divina o una più umana e, però, comunque grande. In una settimana abbiamo dovuto salutare due persone vicine a noi, al giornale, ma prima di tutto ai nostri pensieri: don Andrea Gallo e Franca Rame. Oggi ci troviamo a cominciare una nuova settimana senza di loro. Ma con il compito di portare avanti i loro ideali. Così ognuno di noi si chiede quale sia il messaggio ultimo di don Andrea e di Franca. E un cosa ci appare quasi sorprendendoci: abbiamo sempre parlato di loro come di due “eretici”, forse per renderli in qualche modo anomali , diversi da noi. In realtà erano due persone pure. E la purezza, come avviene per l’ossigeno, se respirata senza filtro rischia di bruciarci. Leggi il resto di questo articolo »

intervista a Michele Gesualdi,  a cura di Osvaldo Sabato

“Per chi lo ha conosciuto bene don Lorenzo Milani continua a rimanere l’uomo del futuro,  nonostante che gli anni della morte abbiano superato quelli della vita”, dice Michele Gesualdi. A  novant’anni dalla nascita del prete di Barbiana, il 27 maggio del 1923 a Firenze (ma il destino ha  voluto che se ne andasse a 44 anni il 26 giugno 1967) quanto è ancora attuale il suo messaggio?  Michele Gesualdi fu uno dei primi sei allievi di don Milani, oggi è presidente della Fondazione che  porta il suo nome, dopo essere stato per anni sindacalista della Cisl e per due mandati presidente  della Provincia di Firenze. Chi meglio di lui avrebbe potuto raccontare la storia di don Milani, il  priore, come si faceva chiamare dai suoi scolari.  Per il novantesimo dalla nascita è in programma una mostra dal titolo «Don Lorenzo Milani e la  pittura – Dalle opere giovanili al Santo Scolaro » che sarà inaugurata il prossimo 6 giugno a Palazzo  Medici Riccardi, presso gli spazi espositivi della Provincia di Firenze: oltre 80 opere tra dipinti e  disegni, provenienti da collezioni private, di un appassionato studente realizzati all’età di 18 /20  anni, dalle lezioni del pittore Hans-Jachim Staude sino agli studi anatomici presso l’Accademia di  Brera. Leggi il resto di questo articolo »

Questo libro raccoglie gli scritti relativi alla vicenda che dal 1965 vide coinvolto don Lorenzo Milani in un processo per apologia di reato, per aver difeso l’obiezione di coscienza alla coscrizione militare. In apertura viene proposta la lettera ai giudici, conosciuta anche come “L’obbedienza non è più una verità”. Segue la lettera con cui il priore di Barbiana replicò a un documento dei cappellani militari in cui si definiva l’obiezione di coscienza “un insulto alla patria, estraneo al comandamento cristiano dell’amore ed espressione di viltà”. Questa lettera è all’origine della denuncia che porterà don Dilani a processo. Vengono poi raccolte le lettere che durante il procedimento giudiziario don Milani indirizzò all’avvocato difensore assegnatogli d’ufficio. Per aver difeso gli obiettori di coscienza, dopo un’assoluzione in primo grado, il priore di Barbiana è condannato in appello, ma il reato – recita la sentenza postuma – “è estinto per la morte del reo”. Come servitore della società civile  e con grande rispetto dello Stato,  egli lottò anche per la difesa del diritto all’acqua pubblica, per l’istruzione delle classi sociali svantaggiate, per la demolizione dell’intellettualismo (il libro riporta i suoi scritti sull’argomento) e diede un continuo monito all’impegno ed alla responsabilità personale contro l’indifferenza e l’inerzia. Con un linguaggio semplice e diretto, Don Lorenzo Milani cercò di divulgare la cultura, il sapere, ed il saper fare, non limitandosi a  diffondere solo precetti religiosi. Non a caso, I care era il suo motto. La frase che da il titolo al libro è di don Primo Mazzolari che fu maestro di don Milani. Leggi il resto di questo articolo »

Il femminicidio è, nel suo simbolismo profondo, un atto culturale e quindi di responsabilità collettiva. Vìviamo in un sistema di formazione che esalta la violenza sui deboli, che coltiva l’odio di genere e abolisce il rispetto dell’altro. La cultura di mercato sta sostituendo la cultura dei diritti e dei doveri e nel grande mercato internazionale una delle merci più richieste è il corpo femminile. La cosa peggiore è che le donne stesse hanno talmente bene introiettato il concetto di merce da comportarsi spesso e con molta naturalezza come tale. Non che sentirsi merce porti felicità, ma può dare una inebriante sensazione di essere al centro del desiderio e dell’avidità mercantile, di smuovere un turbine di denaro. Leggi il resto di questo articolo »

Un libro assolutamente necessario da leggere per la nostra consapevolezza, come altri che consigliamo  nella nostra rubrica ” Libri necessari”. Consapevolezza dei tempi orribili che viviamo, tempi che richiedono da ognuno di noi il coraggio di scelte di resistenza alla corruzione, alla banalità morale, alla “marcescenza” ( come si esprime Pasolini) che caratterizza in particolare il nostro Paese. Ma questo enorme castello di ipocrisia e violenza riguarda tutto il mondo. Un mondo basato sui soldi che continuiamo a chiamare “civile”.  Sorgono allora delle domande: dove arriva la nostra piccola complicità personale a questo sfacelo? La mia piccola vita riesce a portare un po’ di speranza? Cerco percorsi di formazione personale per poter vivere con maggiore responsabilità e poter prendere posizioni politiche e civili? Leggi il resto di questo articolo »

Oggi nessuna saggezza può pretendere di dare di più. La rivolta cozza instancabilmente contro il male, dal quale non le rimane che prendere un nuovo slancio. L’uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore l’uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo.

Albert Camus  (1913- 1960),   da  L’uomo in rivolta, 1951

 

vedi:  Pensiero Urgente n.184)

Pensiero Urgente n.250)

Invincibile estate


Caro amico ti scrivo… Ti scrivo per non piangere e per non leggere i giornali, per non andare a passeggiare in riva al fiume, per non rispondere a mio figlio che mi chiede notizie dell’Italia. Ti scrivo per non salire sul tetto e mettermi a urlare in mezzo alla notte» senza neppure la speranza che fa urlare i gatti. Del resto» che cosa resta se non urlare» quando la lingua è ridotta a una melma di non sensi a furia di farle dire tutto e il contrario di tutto.

Di usare le parole per riferirsi al loro contrario. Di dire responsabilità e intendere omertà, dire giustizia e intendere impunità, dire rinnovamento e intendere Angelino Alfano, dire legalità e intendere messa al sicuro dei fuorilegge, dire democrazia e intendere consorteria. Non so se a un italiano è capitato di sentirsi così in altri tempi. Ma questa finzione di democrazia ridicolizza anche lo sdegno. Distrugge tutto, compresa la rabbia che affonda prima nella nausea e poi nell’infinita noia, condita dalla melassa dell’universale soddisfazione. Leggi il resto di questo articolo »

L’orrore dei centri per immigrati dove si  uccide senza far morire

Di cosa si tratta? Di come si trattano: uomini, esseri, popoli ma soprattutto di come non si possa più  trattare con chi ricatta il giusto, quindi non si tratta. E non si tratta solo di governi, società, norme  uccise, ma di enorme scansato, meraviglia asfissiata, diritto alla tenerezza, come ho scritto anni fa  parlando di prigione, briciole che bruciano.  Non volevo provare «invidia e gelosia» per quei politici come Luigi Manconi e la sua associazione  “A Buon Diritto” che entrano nei Cie, per riempire quel vuoto che è già alibi; non volevo essere  obbligato a vedere attraverso altri che “per fortuna” hanno potuto raccontare per amore. Amore che  non definirei nemmeno più sentimento, ma insieme d’altezze, somma somma. Leggi il resto di questo articolo »

28 maggio 2013
21:00a23:00

VEDI:    26 giugno 2012. Morte di un maestro di educazione. 

Don Milani, l’educazione come «ultima frontiera»

Don Milani, il Vangelo secondo Socrate

 

21 maggio 2013
21:00a23:00

19 maggio 2013
17:00a20:00

12 maggio 2013
17:00a20:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Non è l'Italia sognata dai partigiani.

La scintilla della Resistenza. La scelta ieri e oggi

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7 maggio 2013
21:00a23:00

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