intervista ad don  Andrea Gallo a cura di Sandra Amurri

Di fronte alla crisi che ha travolto i cantieri navali di Genova e di Castellammare di Stabia, ai dati Inps che forniscono un quadro a tinte fosche della povertà che al Meridione diventa rivolta, il presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, monsignor Giancarlo Bregantini parla di esplosione della povertà: “Quanto sta avvenendo è come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci alla collera dei poveri”. E aggiunge: “La forza della rivolta al Sud accompagnata dalla violenza è il simbolo di una rabbia che c’è nel cuore della gente e che non è più contenibile”. La disuguaglianza sociale aumenta a dismisura: sempre più persone vivono con 16 euro al giorno, quanto offrono le pensioni sociali, cioè 500 euro al mese. L’80 per cento delle pensioni non raggiunge i mille euro. Poveri e impoveriti che resistono per esistere. Come direbbe Jean de La Fontaine: “Uno stomaco affamato non ha orecchie per sentire”.

Don Gallo lei è un prete che vede Dio soprattutto negli uomini che soffrono. Di chi è la responsabilità di questa Italia che il cardinale Tettamanzi definisce “malata come lo era Milano ai tempi di San Carlo e della peste”?

Ieri hanno parlato Confindustria e la Chiesa. Cioè i responsabili di questa miseria che ha sempre gli stessi volti: lavoratori e le loro famiglie, i loro figli, gli anziani, i diversi. Perché non fate i vostri nomi e cognomi e non dite quali pensioni avete? Io, don Andrea Gallo vivo con meno di mille euro al mese. Ecco qua! La Chiesa ha le sue responsabilità, da 20 anni sostiene Berlusconi, ilberlusconismo, il ciellismo ecc. La Compagnia delle Opere fattura 74 miliardi l’anno. È stata la rovina dei servizi sociali con la pretesa di avere la tutela del cittadino. La tutela del cittadino è pubblica, dice la Costituzione.

E dunque?

La diga sta per crollare nella deriva della depressione che si accompagna alla povertà e all’emarginazione. Questa, per dirla con il mio amico Marco Revelli, si chiama “Guerra orizzontale”: scontro di poveri contro i poveri. L’impoverimento produce rancore, l’intolleranza fa crescere la criminalità. Basterebbe scrivere all’apice dell’agenda politica: redistribuzione delle ricchezze. Ma non c’è traccia nell’agenda della maggioranza e neppure in quella di tanti
parlamentari di centrosinistra. A Piazza De Ferrari, uno dei luoghi simbolo di Genova, ieri a mezzanotte c’erano 2 o 3 mila giovani che tenevano un cartello: “Mamma stasera dormo fuori”. Un bel messaggio! Sessanta mila laureati all’anno vanno via dall’Italia. Ma sento che sta nascendo una nuova cultura, un nuovo stile di vita e di pensiero. I cuori, le menti si stanno agitando. A Milano il vento soffia forte.

Un vento che fa agitare le coscienze come foglie sugli alberi…

“Agitatevi!”, fu il grido di Antonio Gramsci nel 1919. Giovani, organizzatevi perché i cortei non finiscono al tramonto. Abbiamo bisogno della vostra forza. Studiate, abbiamo bisogno di cultura sul tema dell’acqua, del nucleare, dei migranti. Agitatevi! Abbiamo bisogno del vostro entusiasmo e non di persone “inattive”, come dice Revelli. La politica ha paura dell’autogestione. A Schio la giunta di centro-sinistra ha assegnato ai giovani un magazzino a 1.000 euro al mese, pensa che roba! “Agitatevi!”. Un grido che è soprattutto per la mia Chiesa che deve finirla con l’arroganza. La Chiesa deve solo accogliere, ascoltare il dialogo, non giudicare. La Chiesa deve essere in prima fila,
dare la parola ai diversi, al precario. Dare voce ai disoccupati, ai pensionati, ai migranti.

A un alto prelato che le chiese “Quanti sono i vizi capitali?” rispose 8, perché si deve aggiungere l’indifferenza. Occorre dismettere quell’espressione di disincanto che si legge negli occhi?

Bisogna lottare contro l’indifferenza. Non è veramente un’eccellenza un cantiere navale come quello di Genova che ha oltre cent’anni? Arriva questo schiaffo dei licenziamenti e ti aspetti di ascoltare e vedere la rabbia di 200 mila persone. Invece eravamo in mille a protestare. In questi ultimi 20 anni è nata la società delle spettanze dell’apparire, dell’appropriarsi. I nostri cuori si sono addormentati e le nostre coscienze disgregate. Siamo diventati tutti “berlusconiati ciellinati”. Stanno distruggendo la Costituzione. E la gente è indifferente. Nel 1994 Dossetti lascia l’eremo e gira l’Italia per ricostruire i comitati in difesa della Costituzione. La crisi non è politica, è una crisi di sistema di lunga durata.

 

il Fatto Quotidiano   27 maggio 2011

 

 

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