La Chiesa simoniaca di Ratzinger Bertone e Bagnasco sabato ha riscosso il suo prezzo: il forsennato attacco di Berlusconi alla scuola pubblica (“travisato”, ovviamente: peccato ci sia la registrazione video), dopo che il suo governo ha coperto la scuola clericale d’oro e altre utilità. E’ il prezzo dell’indulgenza, per il silenzio della Chiesa gerarchica sulle colpe di Berlusconi, l’ultima delle quali è il sesso (oltretutto posticcio): ben più gravi lo spergiuro, i furti delle cricche, l’odio contro i diversi e gli ultimi. Il prezzo dell’indulgenza: siamo tornati, cioè, alla vendita delle indulgenze, un regresso di alcuni secoli, altro che prima del Concilio di Papa Roncalli. La Chiesa simoniaca, appunto. Possibile che contro la deriva anticristiana della Chiesa di Ratzinger Bertone e Bagnasco, che ha accompagnato sistematicamente gli scandali del regime di Berlusconi, fin qui si abbia notizia di una sola iniziativa pubblica del mondo cattolico? Quella presa dal “Centro giovanile Antonianum” e che ha raccolto nel silenzio dei media ormai oltre mille adesioni su https://sites.google.com/site/anchenoiabbiamounsogno/home. Dove si dice: “Siamo convinti che come cristiani non si possa più tacere di fronte a quanto sta accadendo nel nostro paese’”. E amaramente aggiunge: “Un giorno chi guida la Chiesa in Italia riuscirà a denunciare i comportamenti inaccettabili con chiarezza e determinazione, perché avrà come unico interesse l’annuncio della Buona Notizia. In situazioni come quelle odierne, dirà che chi offende ed umilia le donne in modo così oltraggioso non può governare un paese. Dirà che coinvolgere minorenni in questo mercato sessuale è, se possibile, ancora più sconcertante. Dirà che chi col denaro vuol comprare tutto, col potere vuol essere al di sopra delle leggi, con i sotterfugi evita continuamente di rendere conto dei propri comportamenti, costui propone e vive una vita che è all’opposto di quanto insegna il nostro maestro Gesù. Per evitare ambiguità dirà chiaramente che questa persona è il nostro Primo Ministro”. Possibile che i tanti gruppi, purtroppo fra loro divisi, di cattolici cristiani, epperciò laici, non trovino il modo di comunicare, coordinarsi, unirsi? Il sito www.micromega.net mette a loro disposizione la sezione “altra chiesa” perché questo mondo di credenti democratici cessi di essere una “Chiesa del silenzio”, e pubblicizza intanto il sito dell’appello dell’Antonianum perché tutti i credenti refrattari a un cattolicesimo di “scribi farisei e sepolcri imbiancati” lo inondino di firme.  

https://sites.google.com/site/anchenoiabbiamounsogno/home.


Paolo Flores D’Arcais     micromega-online  28 febbraio 2011


 

Una risposta alle bassezze del vescovo Negri

Al peggio non c’è mai fine: questa è la reazione immediata che ho avuto di fronte alle incredibili affermazioni di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, esponente di primo piano della Cei, pubblicate da La Stampa di ieri in una intervista di Giacomo Galeazzi. Merita leggerne qualche brano per rendersi conto della bassezza etica a cui è giunta tutta una parte della gerarchia cattolica italiana e vaticana, forse quella che conta e in ogni caso quella che parla, a parte qualche eccezione. «Ci sono le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione – dice il prelato, non a caso ciellino, e rincara la dose – Le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la libertà del popolo, gli attacchi alla famiglia e alla sacralità della vita devastano la vita sociale … Un politico è più o meno apprezzabile moralmente in base a quanto si impegna a vantaggio del bene comune, cioè di un popolo che viva bene e di una Chiesa che operi in piena libertà. Non è edificante sentir evocare anche in ambienti cattolici l’indignazione, il disprezzo, l’odio verso l’avversario politico. A far male alla società sono i Dico, la legislazione laicista, la moralità teorizzata e praticata da quanti ci inondano di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di taluni comportamenti privati … La moralità personale è importante e Berlusconi va richiamato come tutti, ma nella sua storia la Chiesa interviene sulla promozione del benecomune e su ciò valuta un’autorità pubblica. In due anni e mezzo i cattolici potranno incidere di più sulla vita politica e sociale, per esempio contro i registri delle coppie di fatto e il sì al farmaco abortivo Ru486».

C’è chi evoca la simonia e il mercato delle indulgenze. «La Chiesa simoniaca di Ratzinger Bertone e Bagnasco sabato ha riscosso il suo prezzo – scrive Paolo Flores D’Arcais su Micromega – siamo tornati, cioè, alla vendita delle indulgenze, un regresso di alcuni secoli». Non mi piacciono le denuncie enfatiche e le sparate mediatiche oggi tanto di moda. Mi costa anche rimestare continuamente in questa melma maleodorante e pestifera che sa di putrefazione, mentre tanto sangue corre nei paesi del Nord Africa nel doloroso parto di un mondo nuovo. Ma come non dare ragione a D’Arcais? Questa la prima reazione che ho provato. Poi però ho volto lo sguardo al positivo crescere continuo di prese di posizioni pubbliche di cattolici, non solo laici ma anche pastori. E mi son detto: non tutto il male vien per nuocere. Certo è un po’ frustrante che si debba sempre toccare il fondo per aprire gli occhi e trovare la forza della denuncia profetica. Di fatto però è quello che sta accadendo. Sono consapevole dei rischi di prendere la parola in un mondo, quello ecclesiastico, dove la parola è prima di tutto rivelazione, Verbo incarnato. Non credo però che la Parola di Dio annulli le parole umane. Ritengo anzi che le valorizzi e le ispiri, non soltanto quelle dei pastori e non solo dall’esterno ma anche dall’interno delle coscienze dei credenti. «Il Signore Dio ha parlato: chi può non profetare?» dice il profeta Amos che era un povero pecoraio di Tekoa. Penso che siano considerazioni come queste a indurre parroci, religiosi e suore a rompere il silenzio. Non vanno lasciati soli. Meritano rispetto e solidarietà. La scelta di parlare non deve essere stata facile. Se lo hanno fatto è perché hanno avvertito e sofferto il montare di un grande disagio fino al disgusto e alla perdita di fede nelle comunità in mezzo a cui vivono e che animano. Nella Chiesa si stanno moltiplicando i segni e i semi di una nuova stagione di profetismo rinnovatore. E si sta rompendo quella specie di omertà da paura di vescovi, teologi, preti e laici muti e immobili di fronte a un ciclone che scuote le fondamenta dell’istituzione ecclesiastica. Qualcuno invoca un nuovo Concilio aperto a tutto il Popolo di Dio e non solo ai vescovi. Fermarsi tutti, ascoltare lo Spirito che preme anche oggi per «fare nuove tutte le cose» e discutere insieme dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide di un mondo nuovo che sta nascendo.

 

 don Enzo Mazzi     il manifesto  1 marzo

 

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