Cercata dai politici di molti partiti, la gerarchia cattolica ha giocato un ruolo incontestabile nello spalleggiare la stabilizzazione del governo Berlusconi e raffreddare la costruzione di un Terzo polo abbastanza consistente daprefigurarne la fine. Un ruolo dietro le quinte, non solo, ma questa volta anche esplicito, quasi fosse divenuto per così dire normale che la Chiesa, in alcuni suoi esponenti di spicco, esorbitasse dalle precise distinzioni costituzionali, cavourriane ma ancor prima evangeliche – del “date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” – per trasformarsi in attore militante nello scenario contingente della deliberazione politica. E senza neanche ansietà per il contributo che simili attitudini procurano alla secolarizzazione della società per mano della stessa Chiesa che poi la condanna, considerandola la madre delle eresie moderne. Gesti che minimizzano, per mano gerarchica, l´efficacia dell ´ingiunzione di Benedetto XVI nella prima enciclica: «La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica, non può e non deve mettersi al posto dello Stato». Una prima constatazione. Da tempo si moltiplicavano segnali di un ritorno in forze di visioni e comportamenti marcatamente temporalistici nella Chiesa, ma si tendeva benevolmente a comprenderli come un tentativo di supplenza, anomala certo ma congiunturale, persino di valore pedagogico, per risarcire almeno parzialmente il vuoto lasciato dal venir meno di un partito cattolico che mediasse sul terreno e con gli strumenti laici propri della politica gli interessi e i valori della Chiesa in Italia. In effetti non era stata sottovalutata la presa di posizione di “Civiltà Cattolica” molto scettica sulla prospettiva di risorgimento di una formazione politica adibita specificatamente alla rappresentanza dei valori e interessi cattolici. Ma gli interventi gerarchici alla vigilia del voto parlamentare sulla fiducia al Cavaliere si sono distinti per il loro carattere sistemico e ostentatorio: il pressing del cardinale Ruini su Pier Ferdinando Casini è stato interpretato come un avvertimento (fosse recepito o meno) delle riserve ecclesiastiche sulle aperture laiche liberali dell´on. Fini sui nuovi diritti civili, sancite dal discorso del leader di Futuro e Libertà a Bastia Umbra.

 Né la replica del presidente della Camera alla critica rivoltagli da “Avvenire” era sufficiente a dissipare le riserve della Chiesa sui programmi della coalizione politica in gestazione in tema di materie eticamente sensibili. Lo stesso Ruini, ad un Forum del suo Progetto Culturale sul centenario dell´unità d´Italia, invece di occuparsi alla sua veneranda età delle anime, anche della sua, o della crisi della fede e della situazione infelice in cui versa la sua Chiesa, impiegava il suo zelo per dare pareri sul sistema maggioritario, sul rafforzamento dell´esecutivo sul federalismo solidale, soprattutto controllato da un governo forte. E tornava a riscaldare la minestra dei “valori non negoziabili”, convocati per verniciare il timore ecclesiastico di elezioni anticipate e di una “crisi al buio“. L´umore della Chiesa era narrato con pertinenza da “Etudes“, mensile dei gesuiti francesi, a conclusione di un´analisi della situazione politica italiana: «La somma delle intenzioni di voto a favore della coalizione eteroclita di oppositori al Cavaliere non produce sempre una maggioranza di ricambio». A ruota si è assistito il 9 dicembre al banchetto all´Ambasciata d´Italia presso la Santa Sede per i nuovi cardinali italiani, presente il premier con mezzo governo. Un atto dovuto per il presidente del Consiglio, evidentemente interessato a zelare il suo buon rapporto con la Chiesa, dopo gli incidenti trascorsi. Ciò che sorprendeva piuttosto era la presenza, non richiesta dalla tradizione in analoghe circostanze, del segretario di Stato Cardinale Bertone, le cui formule rituali alla fine si lasciavano facilmente interpretare come una mallevadoria per il governo in carica.

E in questo obiettivo uso strumentale a nessuno dei cardinali è passato per la mente il dubbio di una sana astensione, per onorare il giuramento appena prestato nelle mani del Papa di non inchinarsi dinanzi a nessun Cesare, fosse anche a rischio dell´effusione del sangue. Lo stesso cardinale Bagnasco ha chiuso il ciclo interventista con raccomandazioni natalizie alla pace fra le fazioni, al dialogo per il bene comune, «al pensare onesto, limpido» nell´omelia per il Natale dei parlamentari. In passato persino le sue labbra prudentissime avevano osato toni meno acritici nei confronti dell´immoralismo politico. Ce n´è abbastanza per giustificare l´impressione di un ricompattamento interno della cupola gerarchica sugli interessi concordatari, onde garantirsi una sicurezza dall´Italia, più che mai identificata nel destino di fare da «piedistallo della Santa Sede» di cui si rammaricava un desolato Arturo Carlo Jemolo. Con una libertà di manovra rispetto ai regimi, siano di destra oggi o di sinistra domani. La missione ecumenica del papato ha ancora bisogno di una Roma pacificata in un mare in tempesta, ma resta la questione se nella cultura cattolica si riesca a distinguere la soglia tra il ruolo pubblico (nella difesa dei diritti umani, della giustizia, dei migranti, della pace e in bioetica) e il cangiante ruolo politico della Chiesa: la storia è là a dimostrare che una Chiesa che si conduce da partito perde la propria anima, e il risultato è non solo che perde le coscienze e umilia l´autonomia politica dei laici cattolici. Ma che nuoce anche alla efficacia e credibilità del suo punto di vista nel dibattito pubblico sulle sfide delle nuove frontiere dell´umanesimo.


Giancarlo Zizola        la Repubblica  18 dicembre 2010







Cardinali e governo si scambiano festeggiamenti


Perché i nuovi cardinali dovrebbero essere presentati al Presidente del Consiglio e ai più autorevoli ministri? Perché cioè i principi della Chiesa dovrebbero essere presentati ai principi di questo mondo? Evidentemente perché sono colleghi di principato. In ogni caso, “è stato un momento di festa”, secondo quanto ha dichiarato mons. Crociata, presente in rappresentanza del card. Bagnasco alla cena festosa del 9 dicembre presso la Santa Sede. Se qualcuno obiettasse che c’è poco da festeggiare e ricordasse lo stato di crisi profonda, materiale e morale, dell’Italia, sarebbe preso per un guastafeste. E dunque lasciamoli festeggiare. Semplicemente diciamo: non in nostro nome, non nel nostro nome di cittadini e di cristiani. Di cittadini cristiani sgomenti di fronte a un Presidente del Consiglio e ad un Governo, che rappresentano un concentrato di quanto di più antievangelico sia mai comparso sulla scena politica della nostra Repubblica e che è invece uno dei più apprezzati e vezzeggiati dalle gerarchie ecclesiali. Più di una volta il card. Bertone ha dato un esplicito appoggio a Berlusconi con cene e incontri più o meno clandestini, ora è intervenuto addirittura con grande pompa casualmente pochi giorni prima del voto sulla mozione di sfiducia; e non solo questo, ma anche è entrato nei dettagli, suggerendo e premendo perché un partito, l’UDC, si accordasse con Berlusconi: il pastore è diventato un trafficante di consensi politici e di giochi di potere. Un tempo, quando si considerava la condizione della Chiesa nel Rinascimento, si pensava che quell’epoca di degrado delle sue gerarchie non potesse più tornare. Ci eravamo sbagliati. La fornicazione è soltanto diventata più subdola, perché è cresciuta l’ipocrisia e i principi della Chiesa non hanno più l’ardita sfacciataggine dei cardinali del Rinascimento, che principi lo erano davvero. Chiediamo a tutti i credenti di denunciare la grave ferita che il card. Bertone e gli altri eminenti cardinali hanno inferto alla dignità e all’unità della Chiesa. Perché la presentazione dei nuovi porporati a un principe corrotto e corruttore, che infanga il Vangelo mentre se ne appropria, è un’umiliazione per la Chiesa intera, una Chiesa fatta anche e soprattutto di tanti silenziosi, umili e coraggiosi credenti, e perché l’intervento squisitamente politico del Segretario di Stato non può che portare divisioni nella Chiesa. Chiediamo di pregare perché lo Spirito sostenga la Chiesa anche in questo momento difficile, perché sia preservata la sua unità, ma anche perché, a questo fine, sia liberata dei pastori indegni. Ma siamo certi che la festa e anche i festini stanno per finire, perché il Signore non abbandona i suoi fedeli e il male non avrà l’ultima parola.


Aldo Antonelli, Maria Cristina Bartolomei, Stefano Brusasco, Nino Capetti, Claudio Ciancio, Beppe Elia, Miriam Franchella, Tommaso Giacobbe, Antonio Gorgellino, Giulio Modena, Salvatore Passari, Enrico Peyretti, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Gabriele Scaramuzza, Stefano Sciuto, Riccardo Torta

amici di    Chicco di Senape, gruppo di credenti di Torino,       20/12/2010

 

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