«Il multiculturalismo ha fallito, totalmente fallito» ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel davanti ai giovani del suo partito, la Cdu, Domenica 17 ottobre. Due giorni prima, il capo del partito alleato, la Csu, Horst Seehofer, aveva detto: «Ci impegniamo per la cultura di riferimento tedesca e contro il multiculturale». Evidente il richiamo all’eco suscitato dal libro «La Germania si sta distruggendo», di un ex dirigente socialdemocratico della Banca centrale, Thilo Sarrazin, che sostiene che i musulmani stanno minando la società tedesca e abbassando l’intelligenza media della popolazione.3 anni e mezzo fa, in un’intervista al Corriere della sera (5/3/2008), il sociologo francese Gilles Kepel aveva fatto la stessa diagnosi parlando dei Paesi Bassi, in seguito all’assassinio del regista Theo van Gogh per mano di un giovane di origine marocchina: «Il multiculturalismo all’olandese ha fallito». L’autore di «La revanche de Dieu», pubblicato nel lontano 1991, ha scritto nel 2008 un nuovo libro, «Terreur et martyre. Relever le défi de civilisation», in cui scrive tra l’altro: «Le esperienze britannica e neerlandese, che hanno spinto di più la logica multiculturalista, e hanno trascurato l’esigenza di una pregnanza identitaria comune tra la popolazione locale e gli immigrati di origine musulmana… hanno prodotto le società più fragili, meno resistenti a una radicalizzazione che porta al terrorismo». Per Kepel, «i religiosi cristiani e musulmani concordano nel rigettare a priori l’esperienza della laicità: eppure è verso di essa che è opportuno volgere lo sguardo osservando come, nel paese europeo che l’ha eretta a principio del patto nazionale e dove risiede la più importante popolazione di origine musulmana in Europa occidentale, si è costruita, mentre esplodevano le bombe di Londra e di Madrid, un’integrazione culturale che ha fatto prevalere la Legge della città rispetto a ingiunzioni divine contraddittorie».

Angela Merkel invece ha detto: «Ci sentiamo legati ai valori cristiani. Chi non accetta questo non ha il suo posto qui». Parole fermamente contestate da Christian Lindner, capo del Fdp, suo nuovo alleato di governo: «Il cristianesimo – ha detto – non è una religione di Stato ma una faccenda di coscienza personale dei cittadini», rammaricandosi che «le virtù religiose appaiono più importanti di quelle repubblicane». Posizione questa molto vicina alla concezione francese basata sulla netta separazione tra chiese e Stato e sulla distinzione tra sfera politico-istituzionale (dove vige il principio di «astensione» dello Stato rispetto a qualunque religione o convinzione filosofica), e lo spazio pubblico della società civile (in cui lo Stato assicura la libertà di coscienza, di religione e di pensiero per qualunque associazione cultuale che non turbi l’ordine pubblico). In questo del resto consiste essenzialmente il cosiddetto «assimilazionismo» alla francese che non va inteso nel senso di rinnegare le proprie radici culturali e/o religiose bensì di dare la precedenza al principio di cittadinanza rispetto all’appartenenza religiosa.

Nel sostenere il contrario, la cancelliera tedesca – così come il ministro Frattini che, sull’Osservatore Romano, ha scritto cose simili, rivolte però agli atei e invocando una santa alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei! – preclude appunto ogni possibilità di integrazione o assimilazione. D’altra parte, non ci pare che la soluzione possa essere quella proposta dall’arcivescovo di Canterbury, di inserire, ad esempio, elementi di Sharìa nel diritto britannico. Piuttosto, dato che «il multiculturalismo è morto» nei paesi europei che lo hanno sperimentato e che il «melting pot» americano non sta molto meglio, non sarebbe meglio puntare sul concetto di «interculturalità» (Zagrebelsky dice: «interazione» anziché «integrazione»), che implica scambio reciproco tra culture differenti e non semplice giustapposizione? È la scelta fatta dal sociologo Jean Baubérot che, nel suo ultimo libro – «Une laïcité interculturelle – Le Québec, avenir de la France?» – scrive: «Il Québec è giunto a un bivio. Due nozioni… sono già entrate nel discorso sociale, quella della laicità e quella dell’interculturalismo. Resta da incrociarle, da costruire una laicità interculturale, evitando di cadere nella trappola di una doppia religione civile», quella della strumentalizzazione politica della religione da un lato e quella della sacralizzazione repubblicana della laicità dall’altro. E a proposito di «abbassamento della cultura» nazionale, chi oserebbe negare o minimizzare l’enorme apporto dato all’odierna cultura francese da innumerevoli francesi non «doc», da Marc Chagall a Leopold Senghor o a Tahar Ben Jelloun, tanto per fare qualche nome? Senza dimenticare il presidente Sarkozy, di ascendenza greca-ungherese, che ha lo stesso cognome di un capo Rom rumeno da lui espulso dal territorio francese, rinnegando così uno dei principali pilastri della laicità alla francese.

 

Jean-Jacques Peyronel       in “Riforma” – settimanale delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi   5 novembre 2010


Calendario eventi
novembre 2010
L M M G V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930EC
Cerca nel Sito
Newsletter
In carica...In carica...


Feed Articoli