Atteggiamenti ideologici sulla famiglia fanno brutti scherzi e ci vanno di mezzo i bambini. Qualche giorno fa il governo ha annunciato con grande dispiego di enfasi la presentazione di un disegno di legge delega sui diritti dei figli naturali e i legittimi. Con la delega l’esecutivo intende eliminare, a oltre cinquantanni dall’approvazione dell’articolo 30 della Costituzione ogni residua distinzione tra figli naturali (ovvero nati fuori dal matrimonio) e figli legittimi (ovvero nati in costanza di matrimonio). Meglio tardi che mai. Nel frattempo, in occasione della Conferenza Nazionale sulla Famiglia di questi giorni, lo stesso governo smentisce se stesso. Il Piano nazionale della Famiglia presentato in quella sede non solo smentisce di fatto l’equiparazione tra figli naturali e legittimi, ma si mette proprio contro la Costituzione e il diritto civile. Nel Piano Nazionale per la Famiglia, infatti, si legge che, mentre l’accesso ai servizi per i bambini non richiede (e chi lo avrebbe mai dubitato) «il requisito del matrimonio dei genitori… Altri interventi, invece, riguardanti l’imposizione fiscale sul reddito familiare complessivo, ossia benefici o vantaggi concessi sulla base del reddito familiare totale, a legislazione vigente, richiedono il riferimento all’esistenza di un vincolo legale nella coppia di riferimento, perché, in assenza di tale vincolo e degli obblighi reciproci di coppia che esso comporta, sarebbero possibili comportamenti di cheating o darebbero per presupposte delle assunzioni di responsabilità che, di fatto, potrebbero non avere luogo». A fugare ogni dubbio sulla interpretazione di questo passaggio, è intervenuto Sacconi ribadendo che le politiche sociali riguardano “la famiglia naturale basata sul matrimonio e orientata alla procreazione”. Niente “famiglie innaturali” non orientate alla procreazione, ma anche niente figli naturali, ma i cui genitori non siano sposati. Sorvoliamo sulla presunzione che là dove c’è matrimonio c’è automaticamente condivisione. Qui interessa rilevare che, poiché le proposte di riforma fiscale e dei trasferimenti monetari riguardano pressoché esclusivamente le famiglie con figli a carico, questa esclusione delle “famiglie naturali” è illegale e anticostituzionale. Il sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi e i “consulenti tecnico-scientifici” che gli hanno preparato il piano evidentemente – tutti presi dalla “difesa della vita nascente”, la difesa della legge 40 sulla fecondazione assistita nonostante essa sia stata bocciata da medici e giudici in più punti, la difesa del matrimonio come unico fondamento della “famiglia naturale” – ignorano l’articolo 30 della Costituzione che equipara nei diritti (e nei doveri dei genitori) i figli naturali e legittimi. Ignorano anche gli articoli del codice civile che stabiliscono i doveri di mantenimento dei figli da parte dei genitori, a prescindere dal vincolo coniugale ed anche a prescindere dal fatto di vivere assieme o meno, dall’orientamento sessuale e dal modo in cui i figli sono stati procreati. Bisogna che il sottosegretario, i suoi consulenti e il ministro del lavoro si rassegnino: nella Costituzione e nella legge vigente non è solo il matrimonio a dare luogo ad una famiglia e a obbligazioni famigliari. Anche la filiazione, a prescindere dal matrimonio, dà luogo a una famiglia e ai connessi diritti e doveri.


Chiara Saraceno     la Repubblica  9 novembre 2010


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