Oggi siamo in piazza per manifestare a sostegno della Fiom e contro il governo. Personalmente ho aderito alla manifestazione senza esitare non solo per essere vicino ai lavoratori in un momento drammatico per il presente e il futuro loro e dei loro figli, ma anche per partecipare ad una lotta decisiva e dare futuro allo statuto di dignità e di sacralità dell’essere umano in quanto tale. L’attacco ai diritti dei lavoratori condotto in nome delle ragioni della prepotenza mercantile non è più questione politica, né sindacale o socio economica. È molto, molto di più. È questione che attiene al senso stesso della vita, alla dimensione etica e spirituale dell’esistenza umana. Le argomentazioni del padronato – fatte proprie anche da una parte delle rappresentanze sindacali e da politici disinvolti – si pretendono fondate sul buon senso, si qualificano come risposta alle trasformazioni dei rapporti di produzione e di scambio create dalla globalizzazione. In realtà si fondano su un assunto assiomatico che si vorrebbe asettico mentre è ideologico e spietato. La mondializzazione crea un mercato aggressivo? I finanzieri provocano la crisi che devasta le economie e le vite di milioni manipolando algoritmi separati dall’economia reale? Utilizzano i soldi pubblici per ricominciare i loro traffici di devastazione? Non c’è che una soluzione. I lavoratori scelgano: o il lavoro sottopagato con ritmi bestiali o i diritti. E se il mercato diventasse ancora più aggressivo quale alternativa verrebbe posta ai lavoratori, lavoro schiavistico o morte per fame? La contrapposizione alternativa fra diritti e lavoro sottende un carico di violenza ricattatoria contro l’essere umano. Chi condanna la violenza, anche nelle sue forme simboliche, dovrebbe essere in prima linea nel condannare una violenza che spoglia donne e uomini della dignità che costituisce il fondamento della loro identità.


Moni Ovadia        l’Unità  16 ottobre 2010




Sinistra, il partito che non c’è

Un fantasma si aggira per l’Europa: lo sconfittismo di sinistra. Non si tratta soltanto di un calo generalizzato dei consensi(sono in perdita i partiti europei del PSE, salvo poche eccezioni. È eroso dalle risse interne e fragile il centrosinistra italiano), quanto di una persistente malinconia politica. Come se certi princìpi, eguaglianza solidarietà centralità del lavoro eccetera, fossero da archiviare come modelli buoni per le passerelle del passato. Strano, no? Voglio dire: la crisi economica e finanziaria, l’aumento della disoccupazione, la precarietà, i tagli al wellfare, la crescita delle diseguaglianze, l’aumento delle povertà e l’assenza di mobilità sociale dovrebbero portare, a un rilancio degli “ideali” della sinistra, più per necessità che per virtù. Mai come in questo momento s’avrebbe bisogno di un solido robusto e coeso grande partito di opposizione alle derive e ai guasti del sistema capitalistico. Non tanto per dare ricovero agli orfani degli antichi ideali, gente non più giovane (e quindi da rottamare secondo l’etica consumista), quanto per dare una speranza a disoccupati, maloccupati, cassintegrati, precari della scuola del terziario e dell’industria, operai ricattati da Marchionne, insegnanti malpagati, donne costrette al ruolo di ammortizzatori sociali, mamme senza servizi e quindi senza diritto al lavoro, risparmiatori fregati dai giocolieri della finanza, cittadini oberati dal costo dell’economia illegale (appalti truccati, sprechi lottizzati..), migranti sfruttati & perseguitati. Avrebbe una base davvero estesa, un ipotetico Grande Partito di Sinistra. Potrebbe lottare perché l’acqua resti un bene comune e non si buttino soldi nel rischioso nucleare… potrebbe, se nascesse… Invece, nella Modesta Sala Parto della Storia, è nato, con violenza, con taglio cesareo (e sappiamo tutti Cesare chi è), un altro partito di destra. Il Fli.


Lidia Ravera     l’Unità 7.10.10
 

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