Anche la Svezia dopo l’Olanda, mentre nella Slovacchia i massacri dei Rom svaniscono nei valzer dei caffè dove nessuna signora vuole essere disturbata dai pogrom del 2000. L’Europa dei diritti umani sceglie la modernità del razzismo. Stoccolma manda in soffitta lo Stato-badante e immagina un futuro da conquistare sul ring. Proibito difendersi a chi non parla come noi. Vittoria degli xenofobi svedesi rafforzata dai deliri di Parigi, eppure proprio a Parigi ricomincia la ragione con l’addio a Sarkozy: due francesi su tre non lo sopportano più. La sua politica ha incendiato le periferie; burqa, sinonimo di terrorismo, e pulizia etnica annacquano la fede di chi lo votava immaginando il ritorno alla grandeur. Due anni fa l’Economist lo presentava sul cavallo di Napoleone. Due anni dopo il Sarkozy dell’Economist è un nano appollaiato fra le piume di Carla Bruni.

Per resistere si aggrappa a un tipo di imbroglio che funziona nei popoli dalle tasche quasi vuote: gonfiare la paura per gli stranieri responsabili della nostra infelicità. Facce gialle, facce nere, Rom: immondizie pericolose. Il nemico è un ricostituente storico del nazionalismo (metafora di egoismo) dei leader meschini, ma questa volta nessuno si è lasciato prendere per il naso. In giugno il gradimento era sceso sotto il 50 per cento; dopo burqa e Rom precipita a 30. Un dubbio avvilisce: come mai i francesi respingono il trucco che scarica la crisi su protagonisti marginali della società, mentre gli italiani continuano a bere come le oche delle favole d’infanzia? Bossi, Maroni, Calderoli, Borghezio, perfino il Salvini, smorfia del marò che cantava “ le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera’; perfino Salvini, camicia verde, riceve lettere d’amore. Ma il peggio sta arrivando: lo squinternamento del Cavaliere fa scappare i confusi verso il “buonsenso” della Lega.

Le sue radici nel territorio sembrano profonde. I brontolii di Bossi, voce del paradiso. “Ti adoro, ti amo per tutto quello che dici e che fai. Ho 26 anni e sono fiera di te. Bravo Umberto, sogno un marito che abbia le stesse idee. Cristina, Bolzano”. “El gh’a razon, se ne poeu puu de tucc’ sti barbon senza dio, in gir a far nient tucc ‘al di Umberto Marini, Bollate”. Archivio della devozione Padana. E i versetti del Calderoli calzoni corti come Herman Göring, fanciullone nel “Dittatore” di Chaplin, allargano il cuore ai nemici di ogni straniero. Nemici, perché ? Spiegazioni gridate per fare impressione: portano via case, lavoro; rubano, violentano, sporchi e cattivi. Il sangue stanco delle vecchie facce esulta quando l’orgoglio dei politici ne pianifica l’esclusione. E la non cultura impedisce un dialogo appena sensato. Dal dio Po alla battaglia di Lepanto che Bossi giura vinta dai marinai padani mentre i genovesi scappavano davanti ai turchi, nasce la storia inventata dell’Italia dei danè da difendere spargendo disprezzo e paura perché la paura dell’altro è il dogma che rincuora le furbizie dei fantaceltici dal familismo che impallidisce le famiglie del Sud.

Col leghismo trionfa la logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. Capitalizza le proteste esibendosi come religione civile, settaria e guerriera. A supportarla, il cemento di una rete finanziaria: Lega mescolata a Opus Dei e Compagnia delle Opere. Ed è ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a tollerare una religione con idee forti: l’identità “della nostra gente” contraria ai vizi della modernità e la funzione di coesione della Chiesa che può sentire omogenee “le comunità organiche” di Bossi e i suoi fratelli. Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare, in realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima”. Parole sconsolate di Sandro Paronetto, vicepresidente nazionale Pax Christi. E la gente normale? Guarda, tacendo. Moravia racconta negli Indifferenti la borghesia che non si scompone mentre il fascismo dilaga. Ottant’anni dopo siamo ancora lì.
 

Maurizio Chierici    il Fatto 21.9.10

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